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Pillole di Trading – Macroeconomia & Forex – Parte II – Banche Centrali ed Inflazione –

Pillole di Trading – Macroeconomia & Forex – Parte II – Banche Centrali ed Inflazione –

Scritto il: 3 dicembre 2014

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Oggi il denaro è considerato come un bene utilizzato e accettato per il trasferimento di bene e servizi, pertanto esistono tre tipologie di uso del denaro:

  • Denaro in senso di commodity: ovvero un bene connesso  il cui valore serve a dare valore al denaro (ad esempio l’oro o l’argento).
  • Moneta legale: un bene il cui corrispondente è più basso del valore monetario che rappresenta (come ad esempio le banconote).
  • Denaro bancario: ovvero il credito che i correntisti possono ritirare.

Nelle principali economie il denaro viene distribuito dalle Banche Centrali: negli Stati Uniti abbiamo la Federal Reserve( comunemente nominata anche FED ) che si occupa della fornitura e nel contempo decide il prezzo mediante meccanismi del proprio sistema bancario. In Europa abbiamo la Banca Centrale Europea, ovvero la Bce, con a capo Mario Draghi.

Il compito delle banche è quello di vendere ed acquistare, ovvero acquistano denaro dai depositanti che piazzano il denaro in cambio di tassi di interesse, mentre in contemporanea vendono il denaro nella forma del prestito. Prerogativa di una banca centrale è  la politica monetaria, nella quale le diverse scuole di pensiero vedono un differente utilizzo.

A prescindere dalla scuola di pensiero (monetarista o Keynesiana ) l’efficienza della politica monetaria si evince dalla velocità di circolazione del denaro: con questo termine si riferisce alla frequenza con la quale un’unità di denaro può essere spesa in un dato lasso temporale.

Maggiore è la velocità minore sarà la fornitura di denaro in un dato periodo, anche se per i monetaristi la velocità non muta rapidamente e di conseguenza un aumento della fornitura si tramuta in un aumento dei prezzi ( Inflazione).

Il concetto dell’inflazione è un pilastro della macroeconomia, oltre che concetto chiave per i governi, aziende, lavoratori ed investitori. L’inflazione indica il generico aumento dei prezzi di beni e servizi in un’economia, per un determinato periodo di tempo, può anche essere vista come una diminuzione del valore di una valuta in un’economia.

 

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Lo strumento di misura dell’inflazione è l’indice dei prezzi al consumo, definito con l’acronimo CPI che deriva dall’inglese Consumer Price Index. Si tratta di una rilevazione statistica prodotta dalla media dei prezzi ponderati realativi ad un certo paniere di beni e servizi che include le abitudini di acquisto di un consumatore medio. In altre parole, il CPI misura l’inflazione al consumo per i periodo in cui viene calcolato.

Altro strumento di misura dell’inflazione è l’indice dei prezzi di produzione o PPI dall’inglese Producer Price Index, che rileva il prezzo che i produttori riscuotono per i beni e servizi prodotti.

Altro strumento utile per la rilvezione dell’inflazione è il deflatore del PIL che misura i prezzi utilizzati per convertire il Pil Nominale in Pil Reale, e differisce dal CPI poichè include beni e servizi acquisiti anche da aziende e governi.

Le conseguenze dell’inflazione sono spesso argomento di dibattito teorico, infatti vi sono alcuni economisti che ritengono che l’inflazione abbia origini diverse:

  • Inflazione da domanda
  • Inflazione da costi

La prima delinea un aumento del prezzo dei beni e servizi creati dalla domanda aggregata per un’offerta lo stesso aggregata. Spesso, infatti, si usa dire: «troppo denaro dà la caccia a troppi pochi beni».

L’inflazione da costi invece è un tipo di inflazione generata dall’aumento dei prezzi di beni e servizi senza alternative, un esempio è l’aumento dei prezzi del petrolio che si verificò durante la crisi del 1970.

L’inflazione da costi è un argomento Keynesiano, visto che i monetaristi non credono che l’aumento dei prezzi di e e servizi possa portare dall’assenza di inflazione all’aumento delle scorte di valuta.

A quale possa essere il giusto tasso di inflazione per un’economia non si trovano parere concordi, ancora di più se si parla di quale sia l’impatto dell’inflazione sull’economia, infatti c’è chi ritiene che l’inflazione non sia necessaria.

In generale possiamo dire che quando il dato dell’inflazione è atteso, gli addetti ai lavori di un’economia possono studiare come intervenire secondo l’aumento dei prezzi previsto. Se invece i movimenti dell’inflazione sono inattesi la situazione si fa più complicata, in quanto se l’inflazione è superiore all’atteso tende ad avere un effetto negativo sui lavoratori e risparmiatori, mentre è un elemento di vantaggio per chi prende denaro a prestito e per le aziende.

In questo periodo di crisi dell’Unione Europea si sente parlare di deflazione che è il concetto opposto all’inflazione, ovvero è una diminuzione del livello generale dei prezzi. Esso deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende ,che in regime di deflazione, posticipano gli acquisti di beni e servizi non necessari, aspettandosi un nuovo calo dei prezzi, innescando così un vortice negativo. Le aziende, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni, cercano di collocarle a prezzi più bassi. Questa situazione porta le imprese a tentare di ridurre i costi mediante la riduzione del di acquisto dei beni e servizi da altre aziende, una riduzione del costo del lavoro, e minore ricorso al credito.

Si può ben comprendere che una tale situazione porta l’economia di un paese alla stagnazione per poi sfociare in una vera e propria recessione economica.

 

Prossimo capitolo: Pillole di trading – Macroeconomia & Forex – Parte III – Valute e sistemi internazionali – 

 

 

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About Pasquale

Pasquale
Nel 2003 inizia la mia passione per il Forex Trading, un mondo che nel periodo universitario conoscevo solo in teoria. Partecipando a seminari dediti alla materia organizzati da importanti società di Trading on line a Milano e a Londra, sono cresciuto professionalmente e fatto del Forex Trading il mio reale lavoro da ben 6 anni.
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